2011

- Tutto il tempo in un attimo, la sintesi dei secoli, l’eternità dell’anima, a storia dell’uomo e del suo impegno sociale, la sua ispirazione alla bellezza, alla libertà, alla pace.

In sfere affascinanti si snodano racconti in segni e colori personali e vibranti che aprono la porta della psicologia e del sentimento, una sintesi eloquente di un modo di pensare che dà alla vita il significato della sua temporaneità in una realtà di illusioni e delusioni. L’ispirazione nasce da emozioni profonde e trova radici, sempre nel desiderio di pace, nel cromatismo surreale di Cinzia denso di dissolvenze nasce il soliloquio dell’artista che sfocia in una realtà dipinta e diventa testimonianza dell’uomo che cerca disperatamente una via d’uscita da un ambiente fortemente danneggiato qual è la nostra amata Terra. In grandi tele, i tratti sono contenuti, coerenti al proprio stato d’animo in cui la limpidezza coloristica conferisce la giusta luce e il movimento delle immagini e delle cose.

         Anna Grossi, Presidente del “Capricorno”                    Eve Lemonidou, Editrice New York - Athene              

        Roberto Perdicaro, Editore L’Elite new, Varese             Olga Antoniadou, Critica d’Arte-New York - Athene

- La dimensione cosmica è lo sfondo nel quale l’immaginazione proietta quella parte dell’Io che vuole uscire dal suo contesto contingente che lo contiene e determina. E’ il desiderio che cerca di creare un “nuovo orizzonte” nel quale guardare e porsi. In effetti, l’origine della parola “desiderio”, in questo caso, è de sidereus ossia, dal sidereo, dall’astrale, dal divino; porsi negli spazi siderali, nella dimensione degli dei, in quel contesto in cui si è divinità, in quanto “creatori”. Gli spazi siderali in cui l’immaginazione guarda non sono altro che l’Io, nella sua consistenza esistenziale di interpretare, attraverso le emozioni, un valore nuovo e “trascendente” il proprio stato. La struttura rappresentata non è visione di un compito, ma un dinamico mutare dell’evolversi cosmico di qualcosa che ha in sé la potenza del divenire. L’atmosfera in cui il corpo astrale emerge è satura di ricchezza cromatica, come l’Io nel suo arricchirsi di progettualità.

Se desiderare è percorrere gli astri, divinizzandosi nella creazione di sé, ciò è possibile attraverso l’effetto del desiderare, ossia l’emozionarsi. Desiderare è emozionarsi, ossia interpretare la vita nella dimensione che l’Io cerca, ma al contempo l’emozionarsi stesso è porsi in una dimensione interpretativa del proprio vissuto. Desiderare è porsi negli astri siderali, e l’emozionarsi è contemplare quell’immaginario viaggio che ci porta nel cosmo siderale. Al fine è sempre l’IO che proietta e crea quel cosmo ed in esso agisce. Ecco la propria dimensione divina. Creare ciò che desidererebbe che lo contenesse. Uomo di desiderio è l’uomo che ha la nostalgia del mondo da cui proviene, vale a dire dall’Eden, ovvero dal divino.

                                                                                                         Dott. Valtero Curzi (Filosofo)

                                                                                                         Ass.cult. Art Galley Museum “NabilaFlusus”

- I colori di Cinzia nella loro vibrante e meravigliosa cromaticità, stimolano i sentimenti umani agendo sui meccanismi psicologici per la ricchezza delle motivazioni interiori che suscitano ad ogni fruitore. Svincolata da schemi figurali precostituiti, il sentimento dell’infinito emerge prepotentemente oltre ogni confine dell’oggettività. L’irrequietezza delle sue composizioni cromatiche fanno arricciare la fronte al primo sguardo, poi la mente si libera per dare spazio alla riflessione e meditazione di qualcosa che ti ha “Preso”, che ti ha in qualche modo magnetizzato. Scrutando con più attenzione l’opera, vai quindi alla ricerca di quale elemento abbia creato in te questa suggestione. I suoi percorsi fra mondi lontani assumono il ruolo di catalizzatori in funzione narrativa del motivo scatenante dell’emozione pittorica che è alla base dell’opera.

                                                                                                           Anna Grossi

                                                                                                           Critica d’arte

- Osservare ‘oltre dalla terra. Dipinti di Cinzia Morini nella sede di “Parma Ascensori” e nel ristorante Da Pino.

Ad occhio nudo una donna dal proprio pianeta vede gli altri. La “Magia del Cosmo”, la “Creazione della terra”, l’Era glaciale”, sono alcuni dei titoli che Cinzia Morini ha posto sul retro dei propri lavori, ciascuno frutto di una lena fremente che dal 2005 ad oggi l’ha portata ad allestire esposizioni personali e a partecipare a collettive di pittura e scultura. Alcune opere dell’artista, quali acrilici ed acquerelli, sono attualmente visibili in una mostra permanente presso la sede di “Parma ascensori” in strada Sant’Eurosia e in una temporanea nelle sale del ristorante Da Pino in via Cremonese, presentandosi come particelle di una sovrapproduzione (considerando che la sua dedizione alla pittura è davvero recente) non lasciata né al caso né al caos, seppure siano talvolta le sollecitazioni dolorose del vivere a portare disorientamento anche all’interno del proprio spazio vitale. Impastando all’acrilico materiali extrapittorici quali sabbie, argille e sassi, perviene ad una visione di scorci d universo tra luci ed ombre, ma ghermiti con occhio umano, senza alcuno strumento di osservazione. Come quella prima “Sindone” – primo dipinto omonimo al lino sul quale è impresso il volto di Gesù – i dipinti della Morini sono infatti ostensioni della sacralità del vivere, un vivere che provoca lesioni e che ispessisce le croste sulla tela come sulla pelle. Emblematico è in proposito “Oltre”, il quadrittico che la pittrice parmigiana ha ideato e realizzato appositamente per l’ambiente al piano superiore della sede di Parma Ascensori, raggiungibile per mezzo di una piattaforma elevatrice con tanto di stelle, come fosse una Via lattea. Un “Tramonto al contrario” come lo ha definito l’artista stessa, che è congiunzione di uno sguardo doppio: prima rivolto al terreno frantumato sotto i suoi piedi poi al cielo, oltre i rami degli alberi e al sole. Perché in cialisfrance24.com quella galassia la Morini non tenta di rintracciare altre forme di vita né di inserire figure o simulacri i corpi altrui, bensì brama di delineare una esistenza, la propria.

                                                                                                       Arianna Torelli Giornalista

                                                                                                       “Zerosette” 26 aprile 2011 Anno VI, numero 213

2009

- Ha il titolo “Emozione e suggestione” la mostra personale che la pittrice parmigiana Cinzia Morini ha allestito nella Sala Consiliare del Municipio di Tizzano Val Parma. La Morini ha raccolto in questa mostra i temi che ama e che interpreta maggiormente: soprattutto quello “cosmico”, ma anche omaggi come quello al Correggio, quello a Giuseppe Verdi (con una serie di interpretazioni delle opere maggiori in pannelli stretti e alti) o contaminazioni tra colore e collage (uno sguardo nel passato …) , da cui spuntano vecchie Gazzette di Parma. Ma è chiaramente il mistero dell’Universo a catalizzare sentimenti e fantasia dell’artista, con anche la materia che passa dalla tattilità dei “cretti” (a simboleggiare la caducità della Terra stessa e il suo futuro incerto) al silenzioso slittamento di un volo nello spazio. Oltre ai colori acrilici di base, la Morini usa anche altri materiali efficaci, come sabbia sassi e malta, per rendere il più possibile naturali i quattro elementi e le forme spesso vanno oltre il puro riferimento celeste, per diventare sintesi del pensiero, usando la spatola come grande e deciso pennello, alla ricerca di spazi sempre meno definiti e conosciuti.

                                                                                                                   Tiziano Marcheselli

                                                                                                                   Giornalista e Critico d’Arte

- Con questa mostra Cinzia Morini porta all’attenzione del grande pubblico quelli che vengono definiti mondi paralleli in cui tutte le emozioni, tutti i sentimenti sono resi nel pieno della forza che li genera. Un ritorno alla natura primordiale ma anche un arricchimento spirituale. In fondo una continua ricerca e scoperta di se stessi. In alcune opere potrebbe ricordare immagini tratte dal film “2001 Odissea nello spazio” (del Regista Stanley Kubrick), perciò l’uomo che vuole andare oltre ma anche un “big-bang” emozionale, dove non esistono più confini ma solo suggestioni ed emozioni. La tecnica è la cosiddetta “tecnica mista” in cui l’artista utilizza materiali che appartengono all’origine della Terra, i suoi 4 elementi fondamentali: acqua impastata con materia (malta – sabbia) quindi terra, aria e fuoco che alimentano la fucina dell’intelletto ed esplodono nelle immagini di questi pianeti da esplorare. Su queste tele sono presenti grandi passioni nelle quali la spatola utilizzata come pennello non tralascia la musica ed in particolare il nostro Giuseppe Verdi. Non di meno è il tributo al Correggio “la Madonna ritrovata”dipinto che fuoriesce da un graffito al quale sembra volersi mescolare e creare una contemporaneità. Una linea immaginaria lega le opere di Cinzia Morini dal passato al presente ma soprattutto al futuro proiettandoci in una dimensione ultraterrena.

                                                                                                           Dott.ssa Silvia Secchi

- L’esistenza, e dunque l’essere umano, è alla base dell’operazione visiva di Cinzia Morini la quale compone immagini dove tempi e luoghi si fanno traccia del vissuto attraverso una composizione plurima che coglie frammenti del passato, trame strappate alla cancellazione del tempo, per accostarle a materiali ed esperienze del presente. Compaiono così dettagli simbolici, ricomposti secondo il personale vissuto, secondo il desiderio di un racconto che si apre all’interiorità. Le opere presentano assemblaggi con materiali diversi e non convenzionali, su basi ad effetti sabbiati dove trame di preferenza informali ma non solo, si compongono dentro uno spazio visivo che raccoglie potenzialità creative ed emotive dell’autrice.

                                                                                                 Stefania Provinciali

                                                                                                 Giornalista e Critica d’Arte

2008

- Cinzia sta vivendo un momento importante della propria vita di artista che pare abbia trovato uno sbocco che definirei “astrale”. Ma non tanto per quella sorta di galassia in movimento che la affascina nel mondo delle arti figurative, quanto per la consistenza del filone ideologico-tecnico che caratterizza le sue “suggestioni”. Ecco, sta proprio qui la chiave per penetrare nel mondo privato dell’artista; la suggestione è duplice: da una parte lo stimolo sentimentale a un mondo misterioso e affascinante qual è quello dell’Universo, ancor oggi ben difficile da comprendere e raccontare; dall’altra la materia, lo stile, la tecnica che la Morini ha elaborato in questi ultimi anni, inventando il grumo in rilievo come elemento primordiale della vita, ma anche come robusta tessera di un mosaico tra il poetico e il realistico. Interessante poi, il tuffo nel passato, con quegli “sguardi” in cui affiorano tracce di cronaca stampata, fondi di fiume o di  memoria, gocce di passato che allagano il presente, con le parole che diventano rivoli di ricordi, per poi tornare arte. Infine, c’è l’amore privato della pittrice per la musica di Giuseppe Verdi, espresso – sempre attraverso la tecnica coerente trasformata in ideologia – in tessere che appaiono come note vaganti nell’aria, di Aida, Traviata, Messa da Requiem, … ovviamente, anche questa una grande suggestione.

                                                                                                   Tiziano Marcheselli  

                                                                                                   Giornalista e Critico d’Arte

- Cinzia Morini, artista sensibile e profonda, accompagna i nostri pensieri mentre li lascia liberi di espandersi ed insinuarsi tra i colori dei suoi dipinti, o, semplicemente, partendo da un punto fermo, li conduce “oltre”.

Al di là di un cielo nel quale l’occhio non è costretto da confini, ma è sospinto a vedere “oltre”; quell’oltre che ognuno di noi a suo modo, percepisce ma che, spesso, non sa tradurre in parole pur sentendone la viva emozione, la suggestione. Suggestione di una luna che conquista immensa la notte più cupa, o suggestione che seduce la nostra anima con l’ingannevole fissità di pianeti che, sorprendentemente, scopriremo in movimento. E, ancora, suggestione di una terra che, vincendo la resistenza di una dura superficie, si ergerà a nostro pianeta. Le opere della pittrice portano anche impressioni di colori che accarezzano il nostro sguardo, ora con il succedersi delle stagioni, ora arrivando ad avvolgerci nelle suggestive note delle opere verdiane. Credo che Cinzia sia riuscita molto bene attraverso i colori, le geometrie, gli spazi infiniti, le figure nascoste, a svelarci il mondo ricco e intenso che vive dentro di lei, e se non abbandoneremo, per un po’ di tempo i nostri pensieri, riusciremo a cogliere le suggestive emozioni di questo incantevole viaggio.

                                                                                                 Anna Manotti

- “I miei quadri vengono dal di dentro, dai miei stati d’animo. E quel che vorrei trasmettere all’osservatore è una suggestione”, così Cinzia Morini chiarisce il titolo che ha conferito alla sua porzione di mostra. “Un giorno un critico definì la mia pittura come non legata a schemi accademici” prosegue la Morini, ma la sorpresa Cinzia ce la fa quando dice di aver imparato da sola ad usare i colori, ovvero ad esplorare le illimitate possibilità di combinazione dei materiali della sua arte, prelevati direttamente dalla natura ed impastati all’acrilico, quindi applicati sulla tela: sabbia, sassi, cementi. Cinzia rende più tangibile la luna portandola sulla superficie bidimensionale e dandole consistenza materia, spessore. Visioni spaziali dei pianeti e della Terra sono oggetto degli ultimi lavori di questa artista parmigiana che emergono da quell’istinto primigenio che porta l’uomo a fare l’arte.

                                                                                                 Arianna Torelli

                                                                                                 Giornalista

2007         

- Le opere pittoriche di Cinzia Morini propongono luci e luminescenze dagli effetti di particolare bellezza. Potrebbe sembrare di trovarsi ad assistere a spettacoli di aurore o di arcobaleni ultraterreni. La materia vive di colori nuovi: incendi e trame di rosso, clamori del bianco che sprofonda nel blu, veli di giallo che si fondono con altre cromie, il marrone della terra profondamente arata, gli azzurri dolci e forti dei mari e dei cieli. Questi colori s’accendono come visioni improvvise, sono protagonisti assoluti, occupano tutto lo spazio del quadro, parlano di se stessi non modellano figure. Sono come note musicali pure ed alte, che nulla raccontano ma hanno la capacità di far vivere intense emozioni. L’aspetto superficiale dell’apparenza sensibile è superato, non si possono vedere alberi o case, volti o nature morte, siamo oltre la dimensione consueta del “figurativo” classico, siamo nei segreti dell’interiorità, dove i significati si traducono in lampi di luce imprendibili e suggestivi e dove la creatività può spaziare in un mondo e in avventure senza confini.

Franco Rubinetti

Critico d’arte

- Le ermetiche immagini di Cinzia Morini risuonano per l’eco di un allarme occulto. Un brivido di emozione le percorre e una stupenda pace trasmettono al fruitore che le ammira. C’è, nel sogno dell’armonia, nel suo disporsi spaziale ogni loro componente che obbedisce allo stretto vigore di un sistema costruttivo. E in questo rigore formale vibranti spazi di colore ne trasferiscono le immagini “incorporee” ricche di colore. Queste forme sembrano muoversi dentro il cristallo di un immenso acquario nel segno dinamico dell’avventura spaziale. In questa poesia di libere forme in paesaggi cosmici con soli, lune, frecce musicalmente ritmati dalla gamma di colori levigati e puliti scanditi con ordine antico e moderna armonia.

Patricia A. Donovan

Sentor Associate, Development

National Gallery of Art

Washington DC – USA

2006

- Usa materiali grezzi di grande capacità evocativa e artistica capaci di dialogare con l’osservatore più che con l’Artista. Cinzia Morini vede lontano tanto “lontano” che le sue visioni impastano il cielo e la terra e la natura con l’energia dei colori e i quattro elementi essenziali della vita sono motivati dalla grande capacità di vedere nell’oltre, quell’etere vitale che risplende dagli stessi colori della sua tavolozza, e che nella sua istintiva gestualità fanno di lei “Mani di luce” vale a dire la luce dell’emozione. Le sue motivazioni sono soggette a psicologismi che ad analisi inoltrata dei periodi espressivi attraversati, e dei temi di rapporto tra immagine e immaginazione diviene chiave di lettura. Ne apre gli orizzonti e quindi la comprensione anche a quella sua pittura più materica, fisica che utilizza come vibrazione – luce – pensiero condensata e utilizzata con la spatola come pennello. Non già per cercare spazi più grandi, ma come una sorta di una, cento collabizioni, in altre parole una sinergia totale di sensazioni, che prendono la mente della pittrice nel momento magico della sua esplorazione sulle spiagge segrete dell’anima.”

Prof. Alfredo Pasolino

Critico e Storico dell’Arte

Critico d’arte internazionale

Esperto d’arte moderna

2005

- E’ una pittura legata all’immagine, capace di spostarsi, piano, verso una concezione di penetrare dentro le cose per meglio comprendere i significati più misteriosi e profondi. L’Artista ha voluto “scavare” le barriere del tempo studiando strati rocciosi e forme di vita primordiali incastonati in esso, dalla sua iniziale inclinazione verso forme della natura, Cinzia è passata ad una forma di “naturalismo” geologico, concettualmente tenace, dove le forme descritte assumono le connotazioni di vere e proprie tracce del tempo dentro le quali ricorrono forme ancestrali, tracce fossilizzate, frammenti del passato strappati alla cancellazione del tempo. Presenze simboliche, una indagine spirituale dell’Artista verso un’apertura alla propria interiorità.

Anna Grossi

Critico d’Arte